Praticare Wing Chun. Un’analisi onesta.

Quando penso al motivo che mi spinge a praticare wing chun e a continuare a insegnare quel po’ che penso di sapere del sistema più famoso al mondo, i dubbi che affiorano sono tanti.

Praticare Wing Chun Wong Shun Leung Wing Chun Lugo Ving TsunQuando cerco di focalizzare cosa mi spinge a praticare wing chun, penso a chi mi chiede se propongo corsi di difesa personale (magari per donne, magari di quelli con scritto in grande “Difesa Personale”, tenuti da uomini grandi due volte le partecipanti e che simulano aggressioni al limite della pantomima), ma il wing chun non è difesa personale e pretendere di insegnare tecniche infallibili per difendersi da un’aggressione fisica può risultare a mio parere presuntuoso e pericoloso. No, non pratico per questo.
C’è poi chi non si è lasciato sfuggire nemmeno un film su Yip Man, che si presenta in palestra perché vuole imparare a combattere, che vuole tirar pugni e che ricorda che Wong Shun Leung ha vinto duecento combattimenti sui tetti di Hong Kong, tralasciando però il particolare che nessuno in cinquant’anni ha più replicato quando fatto da WSL e che lui, nonostante sia stato il massimo esponente di questo sistema e certamente un talento fuori dal comune, è stato messo in difficoltà da un ex pugile dilettante*. Non pratico wing chun con il fine ultimo del combattimento.

Penso quindi a chi vive nell’anacronismo dell’eterno ricordo dei fasti di una Cina ormai scomparsa e che vorrebbe praticare un’arte marziale antica e rispettosa del passato e degli antenati sfoggiando divise “tradizionali” ricamate da attualissimi cinesi che lavorano al limite della legalità e dello sfruttamento, se fortunati. Nemmeno questo è il motivo per cui pratico wing chun.

Il wing chun è invece un metodo pratico che ricerca la risposta più logica alla domanda “E adesso?” ed è fantastico, sia chiaro, non voglio essere frainteso: ha un footwork pazzesco, una gestione degli angoli e delle distanze che ha dell’incredibile, una logica e un’intelligenza nei colpi portata all’estremo. Ma non può limitarsi ad essere questo, altrimenti sarebbe utile solo a sé stesso.

Il wing chun deve formare le persone senza gonfiarle di false sicurezze e deve metterle di fronte alla realtà del mondo, ma prima ancora deve porle di fronte al proprio io. Deve creare Donne e Uomini che affrontino la quotidianità a testa alta, con coraggio, senza segreti e senza menzogne. Deve permetterci di gestire le situazioni di stress con la lucidità di chi sa di lavorare costantemente sullo sviluppo di strumenti per essere in grado di trovare in sicurezza una via d’uscita per sé stesso e per chi gli sta affianco. E certamente sì: deve insegnarci – bene – anche a tirar cazzotti. Ecco, sì, questi sono i motivi per cui pratico.

Perchè, però, continuo a insegnare Wing Chun?
Perchè voglio che questo sia alla portata di tutti.

*B.L: Of all the people you compared with, who was the most skillful?
W.S.L: There was a boxer, a White Russian called Giko. He was a retired heavyweight. John Ball, the editor of a newspaper in Hong Kong, had heard that Wing Chun was very good. He liked to stir things up, so he brought Giko down to my gym. We fought without gloves, because Giko’s hands were too big to fit into the gloves that I had at the gym. If we had worn gloves, I think I might have lost! It was the most difficult fight I ever had. There were pictures in The Star disappearing into this guy and we still fought until Giko asked to stop.