Il maestro di arti marziali

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Nel mondo delle arti marziali è frequente vedere praticanti con la smania della continua ricerca di maestri da mitizzare.

Succede nelle palestre e spesso succede anche nella vita al di fuori di esse. Guru o pensatori, maestri d’arme o di vita, talvolta amici o conoscenti.

Nella mia esperienza, la motivazione che ha portato le persone a crearsi un idolo e a diventarne dipendenti è stata spesso legata a una mancanza di equilibrio nel reale riconoscimento di sé. Per semplificarla, la carenza o l’eccesso di autostima hanno portato a cercare un obiettivo a cui ambire, nel primo caso una divinità davanti a cui prostrarsi, nell’altro un idolo da detronizzare a tutti i costi.

In entrambi i casi, nel momento in cui si è messo il riferimento nel mirino, è cominciata una corsa deleteria verso una meta irraggiungibile.

il maestro di arti marziali è davvero irraggiungibile

“Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla”

Ostinarsi a rincorrere un’altra persona per cercare di superarla o in caso contrario per ottenerne l’approvazione, non farà che allontanarci da chi siamo realmente, facendoci dimenticare in poco tempo da dove eravamo partiti.  Allo stesso tempo, se è vero che più progrediamo nella corsa più ci avviciniamo all’obiettivo, è anche vero che chi stiamo inseguendo non rimarrà fermo e avanzerà nel proprio percorso lasciandoci, come nel famoso paradosso di Achille e della Tartaruga, sempre e comunque un passo indietro.

Perché quindi insistiamo nel voler assomigliare a qualcun altro che non potremo mai raggiungere e del quale saremo solo pallide copie?
Non è forse meglio rivolgere lo sguardo dentro di noi per cercare di capire chi siamo e cosa realmente vorremmo essere?

E una volta riequilibrata la percezione che abbiamo di noi e degli altri, finalmente ci accorgeremo che i santi, i guru, i maestri e chiunque ci circondi sono e saranno sempre persone con pregi e difetti da cui prendere spunto per migliorarci oggi, domani e il giorno dopo ancora.
Non ci servono maestri, ma compagni di viaggio. Non ci servono idoli, ma ispirazioni. Non ci servono medaglie, ma abilità da sviluppare.

Perchè potenzialmente siamo già tutto ciò che vorremmo diventare.
E in realtà abbiamo già tutto quello che ci serve, dobbiamo solo imparare a vederlo.